Hai mai sentito parlare di empatia?


empatia e comunicazione

Questo termine deriva da una parola greca che significa en-pathos “sentire dentro” ed in effetti riguarda la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona.
Diremo per sintetizzarne il significato: empatia = mettersi nei panni altrui.
Ma cosa c’entra l’empatia con la comunicazione efficace?
Rispondo a questa domanda con un’altra. Cosa c’entra il motore con l’automobile?
È chiaro il messaggio che voglio trasmettere e cioè che non si può comunicare efficacemente se non si impara ad essere persone empatiche.

Se hai seguito i capitoli precedenti di questa serie denominata “comunicare efficacemente” ricorderai bene come la comunicazione non è semplicemente qualcosa che riguarda l’uso delle parole.
Fondamentale è il linguaggio paraverbale insieme al non verbale meglio conosciuto come linguaggio del corpo.
La persona che impara a mostrare empatia è quella persona che sa leggere questo linguaggio non verbale o perlomeno si sforza di andare oltre le parole che ascolta.

In PNL (Programmazione Neuro Linguistica) esiste un principio che recita: la mappa non è il territorio.
Ora, senza entrare nei meandri di questa scienza o pseudo scienza secondo alcuni, comunque affascinante e utile per migliorarsi e migliorare le relazioni umane, cerco di spiegare cosa significhi.
La realtà che ognuno vede, a parità di situazione è diversa da una persona all’altra.
Ogni essere umano ha un canale preferenziale più accentuato rispetto ad un altro individuo e in base a questo modo di interiorizzare il vissuto, percepisce differentemente le cose che accadono o di cui è testimone.
Per chiarire il punto faccio un semplice esempio.

Siamo 4 amici e andiamo in vacanza in Grecia. Vediamo, visitiamo, mangiamo e ci divertiamo tutti nello stesso modo.
Quando rientriamo ad ognuno di noi viene posta la stessa domanda, ovvero: come è andata la vacanza?
È sicuro che ciascuno darà una risposta diversa, uno dirà che i monumenti erano bellissimi, l’altro che si è esaltato a fare tutti nello splendido mare greco, un altro ancora che ha mangiato divinamente e l’ultimo che si è divertito un mondo.
Questo accade perché un visivo presterà maggiore attenzione a quello che vede (monumenti), un auditivo a quello che sente (onde del mare), un cinestesico a quello che percepisce (divertimento).
Quindi la realtà che vede un amico è diversa da quella che vede un altro amico anche se il contesto è identico.
(Visivo, auditivo e cinestesico sono i tre principali canali preferenziali e si suddividono in questo modo a seconda dei 5 sensi, vista, udito, tatto, gusto e olfatto).

Ora tornando al discorso della relazione tra empatia e comunicazione efficace mi preme evidenziare che questa virtù è indispensabile per non giungere a conclusioni affrettate e per riuscire a capire veramente il proprio interlocutore, sforzandosi di comprendere il suo mondo, di guardarlo, per così dire con i suoi occhi.
Quando una persona si sente compresa, si apre maggiormente e può esprimere quello che veramente pensa.

Purtroppo l’empatia potrebbe essere utilizzata in maniera poco etica lasciando passare il messaggio che ci interessiamo veramente del prossimo, ma lo scopo ultimo è solo quello di carpire i suoi veri bisogni per poi, sfruttando questa conoscenza a nostro vantaggio, venderli un prodotto.

Tralasciando questo aspetto legato al mondo del marketing, scopriamo come la natura umana abbia creato ogni condizione per poter essere persone empatiche e quindi accoglienti e comprensive.
La scoperta in questione ha un nome preciso: neuroni specchio.

 

empatia neuroni specchio
I neuroni specchio e l’empatia

In breve, lo Scienziato italiano Giacomo Rizzolatti nel 1992 con la sua equipe scopri l’esistenza di questi particolari neuroni all’interno del cervello, nella zona adibita al movimento.
La particolarità stupenda di questi neuroni risiede nel fatto che si attivano non semplicemente quando in prima persona compiamo un’azione, un movimento, ma anche quando vediamo un’altra persona compiere quell’azione.

Sarà capitato sicuramente di iniziare a piangere vedendo qualcuno piangere, anche se solo in tv, oppure sentirci molto partecipi in una partita di calcio della nostra squadra del cuore come se a giocare fossimo noi.
Le scoperte scientifiche, che dal 1992 proseguono e si evolvono hanno dimostrato quindi che l’empatia è legata a questi neuroni specchio.
Pertanto se mi impegno veramente nell’ascoltare attivamente chi mi sta parlando, come analizzato nel capitolo 2 di questa serie, e se mi sforzo di essere una persona empatica, cercando di capire chi mi sta di fronte posso migliorare la mia comunicazione, rendendola efficace.
Immagina se tutti fossimo più empatici e meno giudici cosa accadrebbe alle relazioni umane!
Di certo migliorerebbero esponenzialmente.

Per terminare questa breve disamina affronto anche quello che è ricordato come il 2° principio della comunicazione e che prende spunto dalle ricerche di Paul Watzlawick.
Nel suo libro “La pragmatica della comunicazione umana” (1971), egli indica che  ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione.
In parole semplici significa che sceglierò i miei contenuti e il modo in cui li pronuncerò in base alla relazione che ho con il mio interlocutore.
Classico è l’esempio del rapporto datore di lavoro-operaio che implica una richiesta pari ad un comando e lo stesso datore di lavoro che parla con il suo coniuge dove necessariamente deve cambiare il contenuto e il modo di comunicarlo.
In buona sostanza ognuno di noi è portato a modificare il contenuto di quello che deve esprimere in base al tipo di rapporto che ha con il suo interlocutore.
Allo stesso tempo daremo meno o più importanza e attenzione a ciò che stiamo ascoltando in base al tipo di relazione che noi abbiamo con il mittente della comunicazione.
Pertanto è eticamente corretto conferire sempre dignità a chi parla così come a chi ascolta, non facendosi troppo influenzare dal tipo di relazione esistente.

In questo 3° capitolo abbiamo compreso che 

  • L’empatia è fondamentale in ogni tipo di comunicazione;
  • I neuroni specchio dimostrano che tutti possiamo essere persone empatiche, se lo desideriamo veramente.

Vai al Cap. 2:  Ascolto attivo
Vai al cap. 4:  Come iniziare una conversazione

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